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Paragrafo 2 . Le trasformazioni dell'agricoltura.

     
La  necessit di sfamare una popolazione in continuo aumento obbligava
l'agricoltura europea ad un incremento della produzione; questo  venne
generalmente  ottenuto,  come  era  avvenuto  nei  secoli  precedenti,
attraverso  l'estensione dei terreni coltivati e con una maggior  resa
del lavoro contadino e dei terreni. Nella pianura padana lombarda,  ad
esempio,  si  diffuse  l'abitudine di inserire nella  rotazione  delle
colture  le  piante  foraggere,  che,  oltre  a  rigenerare  il  suolo
impoverito  dalla  coltivazione dei cereali, rendevano  possibile  una
interazione  positiva  tra  agricoltura  e  allevamento.  Animali   in
maggiore   quantit   e   in  migliori  condizioni   fisiche,   grazie
all'accresciuta  disponibilit di foraggio, assicuravano  infatti  non
solo  pi  elevati profitti con la vendita della carne e  degli  altri
derivati,  ma  anche  pi energia per i lavori agricoli  e  abbondante
concimazione dei campi.
     Tale  sistema, ed altri analoghi introdotti nei Paesi Bassi e  in
alcune  limitate  regioni  della  Francia,  dell'Inghilterra  e  della
Germania,  oltre che nella pianura padana, richiedevano  per  aziende
compatte  e  piuttosto  estese, gestite  da  imprenditori  dotati  dei
capitali  necessari per l'acquisto del bestiame e il  pagamento  della
manodopera,  e  presupponevano l'esistenza di  un  mercato  nel  quale
collocare i vari prodotti. Queste condizioni, scarsamente presenti sul
continente europeo, erano invece caratteristiche dell'Inghilterra. Qui
esistevano  infatti numerose aziende agrarie moderne  che  producevano
esclusivamente per il mercato, realizzate dagli esponenti pi dinamici
di  quella  vasta  classe di proprietari terrieri, formatasi  fin  dai
tempi   di   Enrico  ottavo  in  seguito  alla  vendita  delle   terre
ecclesiastiche nazionalizzate, e soprattutto da imprenditori borghesi,
che   prendevano   in  affitto  i  latifondi  degli  aristocratici   o
acquistavano  le  piccole  propriet  dei  contadini  rovinati   dalla
concorrenza.
     La  formazione  di vaste e compatte propriet stava realizzandosi
grazie  anche  al  sempre  pi  frequente  ricorso  alle  "recinzioni"
(enclosures),  una  pratica  in  uso fin  dal  sedicesimo  secolo:  un
proprietario terriero che fosse interessato ad entrare in possesso dei
campi  aperti (open fields) o delle terre comunitarie (common  lands),
originariamente  destinate  all'uso  collettivo,  le   richiedeva   al
parlamento e questo, accertata la legittimit della richiesta,  varava
un'apposita   legge  (Enclosure  Act),  cui  seguiva   la   recinzione
dell'appezzamento  di  terreno  trasferito  dall'uso  collettivo  alla
propriet privata. Gli ettari recintati passarono da poco pi  di  900
all'anno  nella prima met del Settecento a 6243 negli ultimi  decenni
del  secolo, per raggiungere i 18.645 fra il 1800 e il 1815,  cosicch
entro  la  met dell'Ottocento quasi tutte le terre comuni risultarono
privatizzate.
     L'agricoltura  britannica fin quindi per  essere  caratterizzata
dalla   presenza   di  un  numero  crescente  di   aziende   di   tipo
capitalistico,  ossia gestite da imprenditori che investivano  i  loro
capitali  nell'attivit  agraria, utilizzando manodopera  salariata  e
destinando   la   produzione   al  mercato.   Questi,   mirando   alla
realizzazione  di  profitti  pi  elevati  possibile,  promossero   la
razionalizzazione  delle  colture, il perfezionamento  degli  attrezzi
agricoli, la selezione delle
     
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     sementi  e  l'adozione di altri sistemi capaci  di  favorire  una
maggiore  produttivit. L'insieme di queste modifiche nella conduzione
delle  aziende, nei modi, nelle tecniche e nei livelli  di  produzione
costituisce quella che viene definita "rivoluzione agricola".
     Negli   altri   paesi  europei,  anche  se  non  si  verificarono
mutamenti  rivoluzionari come in Inghilterra, il settore  primario  si
trov  comunque  al centro dell'attenzione di studiosi,  scienziati  e
governanti, e l'agronomia conobbe uno sviluppo straordinario.  Con  lo
scopo  specifico di promuovere l'attivit agricola e gli studi  su  di
essa si formarono, come sappiamo (vedi capitolo Cinque, paragrafo  6),
numerose  societ  ed  accademie,  come  l'accademia  dei  Georgofili,
fondata a Firenze nel 1753. In Francia si diffuse la fisiocrazia (vedi
capitolo  Cinque, paragrafo 3), una dottrina economica che considerava
l'agricoltura come l'unica attivit veramente remunerativa: il sovrano
e  la  nazione  non  dovevano dimenticare, sosteneva Franois  Quesnay
(1694-1774),  massimo  esponente dei fisiocratici,  che  "la  terra  
l'unica fonte delle ricchezze, e che  l'agricoltura a moltiplicarle".
Echeggiando le affermazioni di Quesnay, l'italiano Pompeo Neri  (1717-
1801), nei Pensieri sopra l'agricoltura (Firenze, 1765), affermava che
"i  soli  prodotti  della terra sono le vere e reali  ricchezze  delle
nazioni",  e  Francesco Griselini (1717-1787), scrivendo sul  Giornale
d'Italia    spettante   alla   scienza   naturale   e   principalmente
all'agricoltura,  alle arti e al commercio (Venezia,  1766),  asseriva
che  "senza incoraggiare l'agricoltura, giammai si perverr  a  render
ricco  uno  stato". Le affermazioni teoriche erano spesso accompagnate
da  istruzioni rivolte agli imprenditori sugli strumenti e sui  metodi
di  coltivazione  e  di  allevamento, e da  inviti  ai  sovrani  e  ai
governanti  perch adottassero provvedimenti favorevoli allo  sviluppo
dell'agricoltura.
